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Bellezza & Salute

I principali cibi spazzatura che facciamo mangiare ai nostri figli

In questo articolo voglio porre l’attenzione sui cosiddetti cibi spazzatura, quelli così invoglianti, ma anche così dannosi. E sottolineo dannosi, nonostante siano commestibili.

Patate fritte in busta – 100 gr. Valore calorico  507 Kcal. Più delle metà è costituita da carboidrati (che si trasformano in zuccheri), da un terzo di grassi, acqua e un molecola sperduta di proteine. Sale in abbondanza, che indurisce le vene e provoca ritenzione idrica.

Pizza – 100gr. Valore calorico di circa 300 Kcal. Dipende se è una margherita o se in più vengono aggiunti altri alimenti (prosciutto, sott’olio, acciughe, ecc.)

Merendine – 100 gr. Valore calorico che si attesta attorno a un minimo di 400 Kcal., per una media di 500 kcal., fino a toccare quasi le 600 Kcal.

patatine fritteQueste sono prevalentemente costituite da grassi e zuccheri, in più i soliti conservanti e coloranti. Sono a tutti gli effetti dei dolci e non è per nulla sano mangiare dolci elaborati tutti i giorni.

Per maggiori dettagli sui prodotti Ferrero (che sono quelli più diffusi e usati) vi invito a leggere questo articolo (http://www.albanesi.it/dietaitaliana/blu/recensioni/kinder_ferrero.htm).

Cioccolato – 100 gr. Valore calorico 550Kcal. Il cioccolato, pur essendo un prodotto iper-calorico, perché ad alto contenuto lipidico, cioè di grassi, è considerato un alimento nobile. Il cacao ha in sé delle proprietà benefiche, per cui una dose minima di cioccolato puro, assunta anche tutti i giorni, può fare “bene”. Ma il problema nasce quando dal cioccolato puro, quello nero, amaro, si passa a prodotti industriali sofisticati, nei quali al puro cacao vengono aggiunti lo zucchero e il latte.

Bevande dolci e gasate – 100 ml. Valore calorico 30-50 Kcal. Le bevande dolci oltre ad avere un’aggiunta di zucchero in abbondanza, esse sono “infestate” di coloranti e conservanti.

Cari genitori, care mamme soprattutto, prendete coscienza di quanto male fate ai vostri figli permettendogli di alimentarsi in modo molto scorretto, con alimenti di scarsa qualità o di qualità incontrollabile, con alimenti troppo ricchi di zucchero e grassi e pieni di conservanti e coloranti.

Sono convinta che ogni genitore vuole il meglio per i propri figli e allora… fatevi guidare da questo nobile sentimento e non permettete ai vostri figli di mangiare “schifezze”, educateli ad una sana alimentazione, educateli al disgusto per i cibi cattivi e insegnategli a desiderare le cose buone.

Sarà un compito difficile, impegnativo, occorre dedicare più energie e tempo nell’educazione, ma questo significa essere genitori responsabili.

Le attrattive del mercato e della pubblicità non avrebbero nessun effetto su di noi se imparassimo a guardarle con senso critico, con l’occhio di chi la sa lunga e non si fa fregare. Penso che a nessuno piaccia essere fregato, vero?

I piaceri della vita stanno in altre cose, nelle cose sane e belle e buone, non negli zuccheri e nei grassi.

E per la merenda meglio affidarsi alla frutta, allo yogurt, ai succhi di frutta fatti da sé (spremuta di arancio, frullati di banane, macedonia, ecc.). Evitare lo zucchero raffinato, quello bianco, e usare quello di canna. Vietato usare dolcificanti chimici (aspartame, ecc.) ritenuti cancerogeni da molti ricercatori liberi, cioè non pagati dall’industria alimentare.

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Lavoro

Il Crowdfunding per finanziare privatamente progetti attraverso la Rete

Sei un musicista e vorresti incidere un cd? O fai parte di una compagnia teatrale che vorrebbe mettere in piedi uno spettacolo? O siete un’associazione che vuole organizzare un evento? Insomma, avete delle idee belle, interessanti e utili, ma non avete i fondi per realizzarle?

Crowdfunding per finanziare privatamente i vostri progetti Oggi potete affidarvi al cosiddetto crowdfunding. Questo è un sistema per ricercare fondi attraverso la rete. Nei Paesi anglosassoni è già abbondantemente utilizzato, in Italia sta prendendo piede lentamente, ma sempre più persone vi ricorrono. Certo occorre venirne a conoscenza, occorre far girare la notizia, ma chissà perché certe notizie circolano poco… io qui, cerco di colmare un poco questo deficit. Ma vediamo in dettaglio di cosa di tratta e come funziona.

Praticamente, questo sistema permette di far conoscere ai frequentatori della rete il proprio progetto e chiedere un contributo in cambio di un omaggio relativo al progetto.

Le piattaforme dedicate  a questi servizi prevedono che colui che si iscrive (gratuitamente) descriva il progetto per il quale cerca fondi, deve cioè essere qualcosa di concreto, un evento, un prodotto, un servizio, non una generica raccolta fondi per l’associazione X.

Lo starter (colui che vuole avviare un progetto, cioè voi) deve fissare un budget minimo per la raccolta fondi che serve per la realizzazione del progetto e deve stabilire una data di scadenza della raccolta.

Il progetto verrà prima valutato dagli amministratori della piattaforma e se ritenuto idoneo verrà messo online e così inizia la raccolta.

A questo punto sarà compito vostro pubblicizzare il vostro progetto e segnalare la possibilità di offrire un contributo attraverso l’utilizzo della piattaforma che avete scelto. Ovviamente, più diffondete la notizia, più fondi raccogliete. La piattaforma vi fa da “contenitore” e “gestore”, ma spetta a voi farvi promotori di voi stessi.

È un sistema comodo, anche perché, facciamo un esempio… se un vostro conoscente o un vostro amico in Facebook o altri contatti che potete avere in rete, sanno del vostro progetto e vorrebbero contribuire, come farebbero ad inviarvi denaro? Dovreste dargli le coordinate bancarie o aprire un conto su Paypal o utilizzare altri sistemi di pagamento, ma raramente si danno le coordinate bancarie e poi per donare 5 o 10 euro uno non sta lì a fare un bonifico. Ecco… queste piattaforme permettono di versare un contributo, anche basso, con un sistema rapido e sicuro, sia per chi versa, che per chi beneficia.

Le piattaforme italiane più conosciute nell’ambito del crowdfunding sono BoomStarter e Eppela. Queste si differenziano in alcuni aspetti, ma fondamentalmente il sistema è lo stesso. Vi invito a visitarle e chissà mai che queste possano essere uno strumento utile per molti creativi e persone di “buona volontà”.

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Cucina

Cibo sano: basta con le frodi alimentari!

La produzione alimentare, per ciò che attiene alla possibilità di compiere frodi di vario genere, si divide  principalmente in quattro fasi:

cibo sano stare bene cucina benessere1)      L’attività primaria: agricoltura e allevamento.

2)      L’attività industriale: che fa da supporto alla attività primaria

3)      L’attività di trasformazione e trattamento industriale

4)      L’attività di distribuzione

In ognuna di queste fasi è possibile intervenire con un procedimento di alterazione; alterazione illegale perché fatta violando le leggi che regolano la materia. Ma per quale motivo viene fatta? Come sempre per una questione di soldi; si cerca un guadagno maggiore a scapito della salute delle persone.

Le frodi alimentari si dividono in due categorie:

1)      Frodi sanitarie: sono quelle che rendono nocive le sostanze alimentari. Per cui abbiamo i casi di:

–          Adulterazione, quando si apporta una modifica alla composizione attraverso il mescolamento con altre sostanze di qualità inferiore o a seguito di privazione di elementi utili o caratterizzanti il prodotto.

–          Contraffazione, quando un alimento viene posto in commercio con una composizione o con valori diversi da quelli dichiarati. L’inganno può essere esplicito o implicito.

–          Sofisticazione, simile all’adulterazione, alla quale si aggiunge anche l’uso di sostanze chimiche, i cosiddetti additivi, non consentite dalla legge.

–          Alterazione, quando si modificano le caratteristiche chimico-fisiche e/o organolettiche di un alimento.
2)      Frodi commerciali investono vari settori, non solo quello alimentare; per quanto riguarda quest’ultimo, le frodi commerciali sono quelle che ledono i diritti contrattuali e patrimoniali del consumatore.
Si tratta del caso in cui avviene la “consegna all’acquirente di una cosa per un’altra, o diversa da quella dichiarata o pattuita per origine, provenienza, qualità o quantità”.
Non vi è alterazione delle qualità dell’alimento tale da renderlo nocivo, ma un illecito profitto a danno del consumatore.

Siccome la nostra salute è molto importante, dobbiamo prendercene cura in modo serio. Quello che mangiamo contribuisce a farci stare bene o a farci stare male; è importante quindi scegliere gli alimenti corretti per un corretto regime alimentare, ma è importante anche fare attenzione a tutte quelle frodi che ogni giorno vengono messe in atto da persone disoneste e criminali a danno della salute pubblica.

L’unica cosa che possiamo fare è quella di rimanere sempre informati sulla qualità del cibo che mangiamo; certo, non sempre potremo sapere tutto, ma dobbiamo sforzarci di assumere un atteggiamento critico e responsabile, senza farci dominare dalle “voglie” del momento e dai messaggi ingannevoli della pubblicità.

Di seguito vi segnalo alcuni siti che potete visitare per avere maggiori informazioni su questi argomenti:

Il Fatto Alimentare

http://www.ilfattoalimentare.it

Frodi Alimentari

http://www.frodialimentari.it

Sicurezza Alimentare

http://www.sicurezzalimentare.net

News Food

http://www.newsfood.com

Io Consumatore

http://www.ioconsumatore.eu

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Da DNA a donna

È realmente possibile per una donna conciliare lavoro e famiglia?

A questa domanda alcune risponderanno sì, altre no e altre ancora sì ma con fatica. Poi, certo, se facessimo un sondaggio verrebbero fuori percentuali diverse per i tre tipi di risposte, che potrebbero aggirarsi attorno a un 20% per il sì, 15% per il no e 55% sì con fatica e poi ci mettiamo anche il 10% di coloro che rispondono non so (che ci sono sempre).

donne lavoro famigliaQueste percentuali non provengono da uno studio o da un sondaggio, ma sono semplicemente la mia percezione della realtà… chissà poi se corrisponde alla realtà… voi cosa dite?

Al di là delle difficoltà concrete e reali che le donne devono affrontare quando cercano di conciliare lavoro e famiglia, ciò che mi incuriosisce è il motivo per cui alcune donne riescono senza problemi a conciliare questi due ambiti, altre non ci riescono proprio e altre, la maggioranza, lo fanno ma con molte difficoltà. Ma queste differenze da cosa sono determinate?

Provo, sempre ad istinto, a stilare un elenco di fattori che possono incidere sulla maggiore o minore difficoltà per una donna di conciliare lavoro-famiglia:

1)      Gestione dei tempi

2)      Marito più o meno collaborativo

3)      Disponibilità economica (per eventuale colf o babysitter)

4)      Suoceri più o meno collaborativi

5)      Distanza dal luogo di lavoro

6)      Orari di lavoro

7)      Numero di figli

8)      Ambizioni professionali e personali

9)      Scelta di cose essenziali, da fare e da avere

10)  Educazione dei figli all’ordine e alla disciplina

11)  Disponibilità di asili a costi abbordabili

12)  …

Questi e altri sono i fattori principali che possono renderci la vita professionale e familiare un inferno o un paradiso. A volte non abbiamo scelta e non abbiamo reali possibilità di cambiare la situazione, ma il più delle volte è possibile migliorare le nostre condizioni di vita e trovare una conciliazione laddove sembra impossibile.

Ogni tanto fermiamoci e facciamo il punto della situazione e proviamo a vedere se è possibile cambiare qualcosa per correre di meno, per avere un po’ più di tempo, per non avere sempre l’acqua alla gola, ecc.

I punti sui quali possiamo intervenire sono molti, per alcuni è possibile farlo fin da subito, per altri occorre più tempo per mettere in campo una strategia organizzativa efficace e con risultati visibili, ma è bene ricordare che è sempre possibile fare qualcosa per cambiare in meglio la nostra vita di donne lavoratrici con famiglia.

Non scoraggiamoci e tiriamoci su le maniche, come noi donne ben sappiamo fare.

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Da DNA a donna

Il tempo delle Mele d’Oro. Premio Marisa Bellisario alle donne

Sono state assegnate le Mele d’Oro del 2012, prestigioso Premio della Fondazione Marisa Bellisario.

premio mele d'oro 2012La Fondazione è nata  nel 1989 da una idea di Lella Golfo  ed è stata riconosciuta giuridicamente nel 1996. Oltre al Premio Marisa Bellisario, essa si impegna “nello studio e nella progettazione di azioni rivolte al mondo del lavoro, dell’imprenditoria femminile e del management, con interesse prevalente verso le nuove tecnologie.

Lo scopo principale è quello di valorizzare le professionalità femminili che operano nel pubblico e nel privato e promuovere una cultura di genere attenta alla parità in un dialogo aperto alle diverse istanze della nostra società”.

La premiazione per “Donne: l’Italia che vogliamo”, titolo del Premio di quest’anno, avverrà il 1 Giugno alle ore 15 al Teatro delle Vittorie di Roma e in onda su Raidue il 6 Giugno.

“‘L’Italia che vogliamo’ – dichiara Lella Golfo – è quella delle nostre Mele d’Oro. È la Nazione dell’eccellenza femminile che riesce a esprimersi e mette il proprio mattone della grande casa che è questo Paese: un edificio che resiste ai terremoti, coeso e solidale, meritocratico e responsabile. ‘L’Italia che vogliamo’ è quella dei talenti femminili che hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, magari sono tornate da Paesi dove avevano grandi opportunità, hanno scelto d’investire sulle loro idee e progetti, e hanno vinto. Le premiate di questa nostra XXIV Edizione sono le migliori testimonial dell’Italia che vogliamo e insieme lavoreremo affinché quest’Italia delle opportunità e dell’ottimismo diventi realtà”.

Mele D’Oro 2012 sono state attribuite, per la sezione Premio Internazionale a Ségolène Royal; per la categoria Istituzioni al Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, al Sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, al Rettore Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Maria Chiara Carrozza; per la sezione Imprenditrici a Catia Bastioli, Amministratore Delegato Novamont, Mariella Enoc, Vice Presidente Fondazione Cariplo e Olga Urbani, Amministratore Delegato Urbani Tartufi; per la categoria Manager, a Costanza Esclapon, Direttore Relazion i Esterne Alitalia, Giorgina Gallo, Presidente e Amministratore Delegato L’Oreal Italia e Marina Migliorato, Responsabile CSR e Relazioni con gli stakeholder Enel.

Molte altre premiate, anche giovani donne che si sono distinte per la loro intraprendenza, le potete trovare sul sito dedicato alle Protagoniste.

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Da DNA a donna

Fecondazione assistita eterologa. La Corte Costituzionale sospende il giudizio

Non si riesce ancora a far passare l’idea che un nuovo essere umano nasce dall’incontro tra un ovulo e uno spermatozoo, questa è la natura nuda e cruda e non c’è nulla di più naturale. Ma molti hanno rivestito questo evento biologico-riproduttivo di “senso”, di “mistero”, di “afflato religioso” e di tante altre cose che con la “natura” delle cose c’entrano poco. Gli esseri umani, in fondo, sono dei poeti romantici.

Fecondazione assistita eterologa corte costituzionaleIl problema è che questo “senso”, caricato su un evento biologico, considera come un flagello qualsiasi tipo di riproduzione umana che non avviene mediante il coito. Un pene in potenza (possibilmente quello del marito) deve eiaculare in una vagina, poi si comincia a sperare nel “miracolo” della natura e nel “dono” di Dio. Una visione poetica, non c’è che dire.

Ma quelle coppie che non credono ai miracoli, che sono sterili, che non hanno voglia di assumere la propria vita come destino ineluttabile da accettare con rassegnazione e che vogliono a tutti i costi un figlio e che potrebbero affidarsi alla medicina del Terzo millennio per essere finalmente fecondi, cosa devono fare?

Per ora devono ancora aspettare che il sistema giuridico si decida a promulgare una legge che permetta la fecondazione assistita eterologa.

Infatti, la Corte Costituzionale ha rinviato gli atti ai Tribunali che avevano presentato ricorso sulla legittimità costituzionale della Legge 40/2004. Alcuni articoli di questa legge, che riguardano la fecondazione assistita, prevedono il divieto di fecondazione eterologa, ossia con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia, sulla base di tre ordinanze di rinvio dei tribunali civili di Milano, Firenze e Catania.

La Corte Costituzionale ha, come dire, sospeso il giudizio in virtù di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011 che stabilisce che impedire per legge alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa non è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Alcuni considerano questa sospensione del giudizio come uno spiraglio per poter continuare a dibattere e magari tra un po’ di tempo riaprire la questione.

Ci vorrà tempo, comunque, e le coppie sterili che vogliono a tutti i costi un figlio devono ancora aspettare prima che cambi la mentalità generale, prima che si abbandoni la visione poetica della vita per affidarsi a una visione semplicemente biologica.

Le leggi sono scritte dagli uomini e ogni uomo porta dentro di sé le proprie convinzioni; la legge deve essere uguale per tutti, ma non è detto che la legge vada sempre bene per tutti.

Comunque, le cose per ora stanno così e le coppie sterili devono farsene una ragione… o trovare altre ragioni.

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Da DNA a donna

Noi donne italiane che pensiamo di essere l’ultima ruota del carro

Non è affatto così. Un’ANSA del 7 maggio ci comunica che l’Italia è addirittura un esempio da seguire per quanto riguarda le quote rosa. Lo afferma la commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, queste le sue parole: “’Per me l’Italia è un esempio da seguire in questo campo, perché ha fatto la legge e quindi è stato messo in moto un meccanismo. Avere più donne alla guida delle imprese non rappresenta un costo, ma un guadagno economico”.

donne italiane cda manager economiaÈ un riconoscimento e un plauso che ci portiamo volentieri a casa, in barba a tutti e tutte coloro che criticavano o erano scettici/che sul principio delle quote rosa, adducendo il fatto che le donne dovrebbero emergere per le loro capacità e qualità e non perché hanno una corsia “preferenziale” o di “emergenza”.

Certo, in un mondo migliore uomini e donne potranno competere alla pari, alla pari non per capacità, che queste già ci sono, ma di opportunità. Ma per ora le opportunità che vengono concesse alle donne di salire ai vertici delle Società sono scarse; la selezione che viene fatta carriera facendo è tutt’altra che “naturale”, è piuttosto maschio referenziale. E quindi, finché la mentalità dei maschietti non cambierà, è giusto che le donne si prendano per “diritto” ciò che le spetterebbe di fatto.

La nostra parlamentare Mosca, invitata dalla commissaria Reding insieme alla Golfo per discutere su questo tema, ha sottolineato che:  ‘‘nonostante la legge entrerà in vigore, a tutti gli effetti, nel mese di agosto 2012, ci sono già dei segnali molto positivi di un aumento significativo della percentuale di donne che sono entrate in importanti CdA”.

I dati definitivi verranno resi noti solo a fine maggio, ma già si prevede un aumento di oltre 10 punti percentuali; un salto enorme visto che negli anni precedenti l’incremento annuo era solo di mezzo punto percentuale. In termini assoluti parliamo di 638 donne nei CdA rispetto alle attuali 187.

Per fortuna ogni tanto arrivano dei segnali positivi… forse molti più di quelli che i media nostrani ci fanno arrivare.

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Da DNA a donna

Donne e tecnologia, questione di educazione o solo uno stereotipo?

È vero che le donne non sono portate per la matematica e l’informatica? Oppure è solo uno stereotipo quello che vuole le donne orientate alle materie umanistiche e sociali e gli uomini orientati alle materie tecniche? Non è uno stereotipo, o un pregiudizio, ma è un dato di fatto. Semmai occorre chiederci per quale motivo è così.

donne computer tecnologia stereotipiCertamente il cervello di una donna funziona diversamente da quello di un uomo, i percorsi mentali sono diversi, così come diverso è il corpo con i suoi cicli che certamente influenzano la percezione di sé e la relazione con gli altri e con il mondo in generale.

Detto questo, non si può altrettanto dire che il cervello di una donna non sia adatto alle materie logico-matematiche e quindi alle materie tecniche, poiché, la predisposizione naturale è una cosa, l’apprendimento e la formazione sono altre.

Io sono convinta che al di là dell’innegabile imprinting che la struttura psico-fisica dà ad ogni essere, molto dipende anche dagli stimoli ai quali veniamo sottoposti fin da bambini/e. Soprattutto per quanto riguarda le bambine, perché, per esempio, non mettere loro in mano il lego anziché solo delle bamboline vestite di rosa? Perché non educarle fin dalla tenera età a sviluppare capacità logiche e di calcolo? Quei quadrati e rettangoli colorati aiutano la mente a calcolare spazi e dimensioni e tante altre cose. Parlo di lego perché io sono cresciuta con questo gioco, ma oggi ci sono tantissimi altri giochi che producono effetti simili ai lego.

Ricordiamoci che sono i genitori a scegliere il tipo di giochi da mettere in mano ai propri figli…. quindi, cari genitori, cercate di fare una scelta oculata e lungimirante… e cerchiamo di superare anche certe mentalità retrograde per cui “i maschi giocano a pallone (o cose simili) e le femmine con le bambole”. Non possiamo più permetterci una educazioni simile per le attuali generazioni.

Per le giovani e le donne che fortunatamente hanno potuto sviluppare una “sensibilità” tecnologica, segnalo una importante iniziativa avviata nel 2004. È il progetto futuro@lfemminile, creato da Responsabilità Sociale di Microsoft e Acer in collaborazione con Cluster Reply patrocinato dal Dipartimento delle Pari Opportunità.

Ad esso correlato abbiamo anche il sito web@femminile, un sito molto interessante, che invito a visitare.

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Lavoro

Eures: l’agenzia per i giovani che vogliono trovare lavoro all’estero

In Italia i giovani tra i 15 e i 34 anni sono circa 14 milioni, pari al 23% della popolazione nazionale residente (dati Istat al 31 dicembre 2008). La disoccupazione giovanile è arrivata quasi al 30%; inutile insistere ulteriormente sulle difficoltà e sulle cause di tale disastrosa situazione; piuttosto cerchiamo di concentrarci sulle opportunità che ci sono, in Italia, ma anche e soprattutto in Europa.

Infatti, i giovani ma anche i meno giovani, dovrebbero ricordare che desiderare un lavoro sotto casa non è opportuno, soprattutto per chi è libero da impegni familiari. Tra l’altro, una esperienza all’estero, che sia di studio piuttosto che di lavoro, è arricchente, innanzitutto, dal punto di vista culturale, ma lo è soprattutto dal punto di vista professionale, poiché essa metta in contatto con persone che hanno conoscenze e metodi di lavoro diversi da quelli che possiamo trovare nel nostro Paese; inoltre, entrare in contatto con professionisti che hanno uno “stile” diverso è utile per ampliare i propri orizzonti mentali ed apprendere nuovi sistemi e schemi di lavoro, che condivisi risulteranno maggiormente efficienti.

In questa visione di apertura verso l’estero vorrei presentarvi Eures, del quale potete visitare il sito ufficiale. Eures è una rete di cooperazione formata dai servizi pubblici per l’impiego e rivolta a coloro che desiderano lavorare all’estero e ai datori di lavoro intenzionati ad assumere persone di altri Paesi.

In pratica esso è una sorta di banca dati, nella quale è possibile inserire il proprio c.v. e visionare le offerte di lavoro esistenti; in più il sito fornisce varie informazioni sulla vita e sul lavoro all’estero.

Ma Eures non è solo un sito anonimo e virtuale, Eures ha una rete di assistenza costituita da circa seicento consulenti, i quali sono a disposizione per dare informazioni utili e necessarie; essi sono specialisti che lavorano nei servizi pubblici per l’impiego di ciascun Paese o all’interno di altre organizzazioni partner della rete Eures e sono dislocati sul territorio nazionale.

Cerca il punto Eures in Italia vicino a te.
Eures copre i 27 Paesi dell’UE, più Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

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Lavoro

Mondo del lavoro: mostrati e ti dirò chi sei. Catalogazione semi-seria dei profili

Ho letto questa mattina un articolo sul sito del Corriere dal titolo Sei bella? Un’altra donna non ti assumerà. Questo sembra accadere per il fatto che alla Selezione del Personale ci siano soprattutto donne, le quali tenderebbero a scartare le candidate troppo carine o addirittura belle per una questione di gelosia femminile; in poche parole eliminano le potenziali rivali.

profili professionaliOra… entrare nel mondo del lavoro è un’impresa improba, non solo per la scarsità della domanda, o per lo spread che tiene l’Italia attaccata alla canna del gas; non solo per la scarsa formazione, non solo per poca competitività delle aziende, non solo per mille motivi oggettivi, ma anche e soprattutto per come è fatto il nostro corpo, cioè, per il nostro aspetto esteriore.

Prendo spunto proprio da questo argomento per fare una catalogazione semi-seria dei profili utili nel mondo del lavoro. Vi prego di prendere le cose che scriverò come una sorta di gioco e spero che nessuna di voi possa sentirsi offesa o ferita. In fondo, anche una certa dose di ironia e di auto-ironia non guasta, per renderci conto delle cose che non funzionano e che andrebbero cambiate.

Allora… la questione è:

se sei brutta ma intelligente e con un buonissimo curriculum forse hai qualche speranza di essere assunta per un lavoro impiegatizio in un ufficio chiuso, non a contatto con il pubblico.

Se sei brutta e con una espressione ebete al massimo vai bene per fare le pulizie in una cooperativa. Se sei brutta ma vesti di marca appari stonata e nessuno ti capisce e quindi nessuno ti prende.

Se sei mediamente carina, sei nella media e potresti anche interessare, ma occorre vedere la combinazione con altri elementi. Per esempio, se sei mediamente carina e mediamente intelligente, forse sei la candidata perfetta per un lavoro di segreteria.

Se sei mediamente carina, ma poco intelligente, un po’ ochetta per intenderci, allora vai bene per fare la commessa.

Se sei mediamente carina e con un buonissimo curriculum vitae allora potresti aspirare a una carriera brillante in qualche multinazionale, ovviamente se conosci almeno due lingue straniere; e per conoscere bene si intende che tu le sappia parlare e scrivere in modo fluente.

Se sei bella ma poco perspicace vai bene per fare televisione.

Se sei bella e mediamente intelligente (ma anche solo mediamente carina) vai bene per le pubbliche relazioni, organizzazioni eventi e cose del genere.

Se sei bella e intelligente non hai speranza, dovrai scegliere se puntare sulla bellezza o sull’intelligenza.

Questa che ho fatto è una serie di combinazioni tenendo conto di “corpo e cervello”… e se provassimo a inserire la variabile età, cosa ne verrebbe fuori? Uhm… certo che qui le combinazioni si moltiplicano in modo esponenziale.

Infatti…

Se sei brutta, intelligente e giovane è diverso da essere brutta, intelligente e “stagionata”.

Così come è diverso essere brutta stupida giovane o brutta stupida vecchia.

E ancora: se sei carina, intelligente e giovane o carina, intelligente e cinquantenne… beh forse in questo caso le “vecchie” batterebbero le “giovani”… ma è l’unico caso, credo, nelle possibili combinazioni. Perché, comunque, al di là delle combinazioni bellezza intelligenza, la giovinezza ha sempre la meglio sulla “maturità”, diciamo così.

Ovviamente ho solo considerato l’insieme “donne”, perché se inserissimo anche la variabile genere, le combinazioni diventerebbero incalcolabili a mano.

Provate solo a pensare… tra una donna giovane (diciamo 30 anni), mediamente carina, mediamente intelligente e un uomo adulto (diciamo 40 anni), brutto ma intelligente… chi prenderà il selezionatore o, presumibilmente la selezionatrice? E se anche l’uomo fosse bello? O se entrambi fossero brutti? O se entrambi fossero belli ma stupidi? E se invece fosse l’uomo ad essere giovane e la donna “matura”, con una intelligenza di pari livello, chi verrebbe preso?… Capite che non se ne esce.

Ma voi direte “dipende dal tipo di lavoro. Ambè certo… ogni persona ha il suo posto e ogni posto ha la sua persona.

Certo, ci sono caratteristiche standard e tutto deve poter essere racchiuso in una tabella Excel o in un grafico. Poi, ormai, gli studi sociali, inclusi quelli di psicologia sociale, sono arrivati a livelli molto alti… ognuno di noi può essere perfettamente “inquadrato” in base al profilo: età, sesso, provenienza, livello di studi, ateneo di provenienza, conoscenza delle lingue straniere, presenza sui social network,  aspetto fisico, orientamento sessuale, orientamento politico, orientamento religioso, ecc.

Certo, è vero il principio per cui “facciamo ciò che siamo e siamo ciò che facciamo”, verissimo, non metto in dubbio che ci sia una relazione stretta tra l’essere e l’agire… ed è vero anche il principio per cui “volere è potere e se non puoi è perché non vuoi”.

Ma come mai in questo schema sento qualcosa che non funziona? Come mai ho la netta sensazione che si sia persa di vista la persona nella sua integrità e complessità?

Forse perché è proprio così… perché occorre tempo per conoscere una persona, molto più tempo di quanto riservi un colloquio o un foglio o due di c.v…. ma, purtroppo, la persona non interessa molto se non nella misura della sua utilità e del suo profilo.

In definitiva, ciò che interessa è il profilo. Servono profili… possibilmente ad alto profilo morale.