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Argentina, donna stuprata può abortire grazie alle Corte Suprema

Non sempre tutti i diritti delle donne vengono rispettati, ma soprattutto non sempre vengono capiti.

E’ accaduto in Argentina; una donna di 32 anni, vittima di rapimento, stupro, e costretta alla prostituzione, è riuscita ad ottenere il permesso di abortire solo appellandosi alla Corte Suprema.

Strano caso quello di questa donna,il quale ha visto dividere l’opinione pubblica in due schieramenti opposti. La legge argentina, difatti, garantisce alle donne vittime di violenza il diritto di abortire, ma gruppi pro-vita e anti-abortistici si sono impegnati attivamente per complicare la situazione.

La protesta si è scatenata nel momento in cui Mauricio Macri, sindaco di Buenos Aires, ha annunciato il primo aborto legale frutto di una violenza sessuale(la legge che lo permette è stata approvata da poco, precisamente a marzo); la notizia ha scatenato subito la reazione dei gruppi sopra citati, i quali hanno portato ad un blocco in extremis del procedimento.

Alcuni membri del gruppo anti-abortista, nel momento in cui sarebbe dovuta avvenire l’operazione, si sono addirittura organizzati per protestare davanti la casa delle donna e davanti all’ospedale, violando anche la privacy della donna, la quale non aveva raccontato l’intera vicenda alla famiglia.

“Questa donna è stata vittima di un traffico umano, è stata violentata e non vuole portare avanti la gravidanza che è alla nona settimana. Nonostante ciò ha dovuto sopportare umiliazioni di tutti i tipi come una protesta davanti alla sua abitazione quando la famiglia non sapeva nemmeno tutti i dettagli della storia” ha spiegato Pablo Vicente, avvocato della 32enne.

Nonostante l’esistenza di una legge già approvata, solo appellandosi alla Corte Suprema la donna è riuscita a far valere i propri diritti; non le era bastato essere vittima di un uomo che si è appropriato ingiustamente e vigliaccamente del suo corpo, ma è stata vittima, una seconda volta, di una società che troppo spesso, magari ingenuamente e nella buona fede dei principi in cui crede, non riesce a mettersi nei panni degli altri e a capire la situazione e il dolore del prossimo.

Solo il sesso femminile può capire cosa vuol dire portare con sé un “fardello” del genere; perché un figlio, per quanto possa essere per una mamma la cosa più bella di questo mondo, nato da una situazione come questa, non può che mantenere per sempre viva una ferita aperta.

La Corte Suprema ha però giustamente deciso di far rispettare la legge e con una sentenza ha stabilito che sarà permessa l’interruzione di gravidanza, e anche in tempi brevissimi, ribaltando così la decisione del tribunale ordinario.

Anche Amnesty International si è espressa a riguardo, definendo, attraverso un comunicato, “disumani e degradanti” gli inutili ritardi con cui si è arrivati alla sentenza.

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