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Alimenti in scadenza. Come interpretare le etichette?

Lo yogurt è scaduto proprio ieri, potrò ancora mangiarlo? Quante volte ci siamo poste questa o simili domande! E spesso come risposta abbiamo cestinato immediatamente l’alimento scaduto oppure ci siamo fatte coraggio, abbiamo assaggiato il cibo in questione constatando che da buttare proprio non era. Come mai?

Secondo un servizio di Roberto La Pira, scadenza prodottiandato in onda all’interno della trasmissione Consumi & Consumi (Rainews), gli italiani non hanno ben chiaro il significato della data “di consumo” riportata sulle confezioni dei generi alimentari, confondendo con la data di scadenza quello che in realtà è solo il termine minimo di conservazione.

La data di scadenza non è riportata in tutti i generi alimentari, ma solamente in quelli che richiedono di essere conservati in frigorifero (latte, yogurt, formaggi, ecc.). Solitamente è bene rispettarla ma, se la catena del freddo è stata rispettata, sono concessi degli strappi alla regola. Il latte fresco, ad esempio, si mantiene uno o anche due giorni dopo la data di scadenza. Nel caso di yogurt o pasta fresca, il consumo può essere posticipato di sei o sette giorni rispetto alla data indicata. Anche le uova scadute da due o tre giorni si possono mangiare senza preoccupazioni.

Se è vero che esistono prodotti la cui data di scadenza può essere posticipata, esistono anche generi alimentari che richiedono di essere consumati prima del termine indicato. È il caso, per esempio, dell’insalata in busta da mangiare preferibilmente il giorno prima della scadenza a causa della delicatezza del prodotto. Apro una parentesi per invitare quante acquistano l’insalata in busta ad optare invece per quella sfusa ed intera, ricca di vitamine e decisamente più buona.

prodottiPer quanto riguarda il termine minimo di conservazione, questo è riportato sulle etichette degli alimenti che si possono tenere fuori dal frigorifero e varia da tre sei mesi a due tre anni, quindi non è una scadenza ma un intervallo minimo di conservazione. Le conserve in scatola (pelati, tonno, ananas, fagioli, ecc.), ad esempio, si possono consumare anche uno o due mesi dopo il termine di conservazione. Lo stesso vale per la pasta. Ma, attenzione, anche nel caso dei prodotti a lunga conservazione può essere necessario anticipare il consumo rispetto alla data segnalata. Il succo di frutta, per esempio, andrebbe bevuto entro otto mesi dal momento dell’acquisto altrimenti perde sapore. Lo stesso si può dire dell’olio extra vergine di oliva che non ha più il gusto originario dopo circa dodici mesi.

Prima di gettare nell’immondizia un prodotto che secondo l’etichetta appare scaduto, fermiamoci e valutiamo con calma lo stato reale della sua qualità. Meglio ancora, quando andiamo a fare la spesa cerchiamo di acquistare solo ciò che siamo certe riusciremo a consumare prima della sua scadenza. Non riempiamoci i carrelli come degli automi, incantate dai colori o dalle immagini delle confezioni o catturate dalle super offerte.

Grazie al cielo la nostra mente può ragionare anche immersa nella confusione di un supermercato. È difficile, lo so, ma basta farci una sana abitudine.

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