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Aborto negato in Irlanda: Savita è morta di setticemia

Il caso di Savita Halappanavar ha sconvolto l’Irlanda e l’Europa intera.  Savita, la donna hindu di 31 anni, è morta di setticemia dopo che un ospedale di Galway (Irlanda Occidentale) ha rifiutato di praticare l’aborto terapeutico, giustificato dalle gravi complicazioni.

“L’Irlanda è un Paese cattolico”, le rispondono i medici, dove finché si sente battere il cuore del feto, non è possibile interrompere la gravidanza.

Savita era una giovane dentista indiana che abitava in Irlanda con il marito Praveen, ingegnere; lei non era cattolica, ma non ha avuto scelta e ha dovuto rispettare le regole. La giovane donna, si era presentata in ospedale al quarto mese di gravidanza perché presentava dei fortissimi dolori alla schiena, i quali mettevano a rischio la vita del figlio e la sua.

I dottori, però, le rispondono che la legge irlandese non permette di interrompere la gravidanza finché il feto è ancora in vita. In realtà, la legge consentirebbe l’aborto alle donne che rischiano di perdere la vita, ma questa norma viene applicata in rarissimi casi.

Savita, quindi, ha dovuto aspettare e soffrire, finché il cuore del feto non si è fermato; il 23 ottobre i medici asportano il feto, ma è troppo tardi. Una settimana dopo l’intervento, Savita muore di setticemia nell’ospedale universitario di Galway.savita

Le autorità hanno aperto un’inchiesta, ma gli irlandesi chiedono che il governo trovi delle soluzioni che tutelino le madri in pericolo di vita. E già da mercoledì sera, una folla di persone si è radunata di fronte al Parlamento di Dublino per un veglia a lume di candela, in ricordo di Savita.

La sua storia ha sconvolto il Paese e i suoi abitanti si sono uniti al dolore della famiglia, chiedono a tutti gli irlandesi del mondo di protestare davanti alle ambasciate. Quanto accaduto a Savita, quindi, riaccende il delicatissimo dibattito sulle leggi in materia di aborto e del rapporto con il cattolicesimo, in un’Irlanda cattolicissima, ma al contempo indignata.

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