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Da DNA a donna

Due settimane per farcela: una storia vera

Due settimane fa mi si è presentato un grande problema: mi sono accorta di essere ingrassata. Non tantissimo, ma quel tanto che bastava a non farmi andare più a pennello un paio di bellissimi pantaloni a sigaretta.

Il fatto in sé non era grave, perché con un po’ di attenzione sarei riuscita a rientrarci di lì a un mese o forse due. Il grande problema di cui sopra era che quei pantaloni li avrei dovuti indossare dopo 15 giorni, cioè domani, per un matrimonio di un amico. Dopo l’iniziale sconforto ho preso la situazione in mano: come fare a perdere uno o due chili in 15 giorni? La prima cosa che ho fatto è stata … andare a fare la spesa! Primo punto dal quale partire per provare a perdere peso in poco tempo è infatti riempire il frigorifero di pesce, succhi senza zucchero, frutta e tante tante verdure.

dieta linea jeansIn secondo luogo si ci concentra sull’attività fisica: movimento, corsa o passeggiata veloce, esercizi localizzati, il tutto almeno tre volte a settimana.

Punto tre: dimenticare totalmente l’esistenza dell’ascensore. Stessa cosa dicasi per le scale mobili e i tapis roulant delle stazioni: camminare, camminare, camminare. Che si abiti al secondo o al nono piano (io abito al sesto), fare le scale è uno degli esercizi che si fa sempre meno, ma che è una delle attività più utili che si possa praticare senza aggiungere e togliere nulla ai programmi giornalieri.

Ho messo su il ‘passo da dieta’, falcate lunghe e rapide, forse non troppo eleganti ma efficaci per buona pace degli amici che uscivano con me e mi chiedevano di rallentare. Sale e olio sono stati ridotti al minimo, la pasta una volta a settimana, tanto riso e zucchine, niente carote o patate (troppo caloriche), colazione con latte caffè e fette biscottate integrali (4).

L’unico sfizio a cui non ho saputo rinunciare è stato il caffè zuccherato, ma infondo “il caffè è un piacere, se lo prendi amaro che piacere è?”. La mia alimentazione è stata stravolta, ho cercato di mantenere i nutrienti fondamentali per ogni pasto: proteine, carboidrati e verdure, ogni giorno due volte al giorno, preferendo il pesce alla carne ed evitando anche la frutta troppo zuccherina come uva o banane. Ho fatto amicizia con i vecchietti al parco, dove quasi ogni mattina andavo a passeggio, sempre con il ‘passo da dieta’, e ormai le scale le faccio con facilità, senza arrivare al sesto piano strisciando e in carenza di ossigeno.

Oggi è stato il grande giorno, la prova pantaloni… esame superato! Ho messo via quel centimetro che mi dava fastidio e potrò indossare i miei pantaloni questo sabato. Ma devo fare attenzione a due cose: prima di tutto, non devo lasciarmi andare troppo con il cibo da ora in poi, perché questi bruschi cambiamenti di alimentazione non fanno propriamente bene. Secondo una dieta così serrata può durare molto poco e solo per emergenze. Ogni tanto il corpo e la mente per stare davvero bene hanno bisogno di dolcezza!

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Da DNA a donna

Mestruazioni: rivalutare il femminile

Dov’è finito questo senso di potere legato alle mestruazioni? Oggi tante donne e tanti uomini non hanno neppure il coraggio di chiamarle con il loro vero nome. E allora la donna in fase mestruale ha “le sue cose”, “l’armata rossa” o è “in quei giorni”, “indisposta” oppure sussurra con gli occhi bassi “mi sono arrivate”.

mestruazioni

È difficile parlare di mestruazioni. D’altro canto, i messaggi che ci circondano ci invitano a mascherarle, nasconderle, anche per via del sangue: il sangue mestruale è l’unico tipo di sangue non indotto da trauma. Tuttavia, nella cultura moderna si tratta del più nascosto, di quello di cui si parla meno e che non si vede quasi mai se non in privato, tra donne, che si rinchiudono in piccole stanzette per cambiare l’assorbente in tutta fretta e, in qualche caso con disgusto, avvolgono il cotone insanguinato in un pacchetto di carta perché non lo veda nessuno, storcono il naso all’odore mentre gettano via e ripuliscono ogni traccia. Il sangue è ovunque, eppure l’unico nome che non ha mai avuto è proprio sangue mestruale (Grahn, 1993).

La donna che ha le mestruazioni tende o viene indotta a condurre in quel periodo una vita “normale”, a far finta di niente, a mantenere i ritmi di tutti i giorni, pena il sembrare più fragile degli uomini, tradendo tanti anni di lotte per far capire al mondo che le donne sono più del loro utero. In generale, si considera il ciclo come una grandissima rottura di scatole. Soprattutto per via del dolore! Il dolore… Fin da bambine ci dicono che è normale soffrire durante le mestruazioni. Ma è proprio vero? Non è forse che il dolore ci sta dicendo qualcos’altro oltre al fatto che è “naturale” soffrire durante il ciclo?

Per esempio, che stiamo conducendo una vita troppo ragazza mestruazionistressante, che non ci ascoltiamo abbastanza, che non ci prendiamo abbastanza cura di noi stesse? E invece tendiamo a fermarci all’aspetto “patologico” delle mestruazioni interiorizzando un concetto prevalentemente negativo dell’esperienza mestruale.

Cosa c’è dietro questo sentimento di vergogna a parlare di mestruazioni? Com’è possibile che si sia arrivati a disprezzare qualcosa che un tempo veniva considerato sacro? Non è forse proprio la sacralità, il potere che si cela dietro al ciclo a fare tanta paura? Perché le donne non sono più in contatto con questo potere? Disprezzare le mestruazioni significa esprimere disgusto per il corpo femminile e quando sono le donne stesse a svalutarsi come si può sperare nella parità dei sessi?

Ho sempre sofferto molto di sindrome premestruale, vivendo quei cinque giorni con rabbia e scocciatura. Lo yoga, i massaggi, un’alimentazione ad hoc, gli antidolorifici non erano mai abbastanza. Ho voluto allora indagare più a fondo (non con le ecografie, quelle erano già state fatte) e nel mio viaggio di ricerca ho incontrato un libro, Mestruazioni di Alexandra Pope, che consiglio a chi voglia, donne e uomini, scoprire la forza femminile che il ciclo mestruale porta con sé. Il viaggio intrapreso mi ha aiutata non solo a pensare in modo diverso alle mestruazioni, accogliendole, ma anche a svelare ed apprezzare le mie potenzialità, conoscere me stessa.

Riprendere contatto con noi stesse, a partire anche o proprio dal nostro corpo, non è forse la prima via per raggiungere una piena consapevolezza del femminile? Per recuperare il potere?

 

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Interviste

Sonia Milan: che reputazione!

Oggi su Pink DNA abbiamo il piacere di ospitare Sonia Milan, fondatrice del brand Opinity ed esperta di consulenza digitale per aziende e personaggi famosi. Si occupa di reputazione online, pr su Internet e gestione dei contenuti di siti Internet, ed è stata vincitrice del PWI 2011 per la sezione Copy-Writing. Ed in tutto ciò ha trovato anche il tempo per essere eletta come consigliere della Provincia di Verona tra le fila di Italia dei Valori.

 

Sonia Milan comunicatrice di natura?
Decisamente sì. Ho sempre avuto una grandissima propensione alla comunicazione in genere, anche se la consapevolezza l’ho raggiunta in età adulta. Il mondo della comunicazione può apparire ai non addetti ai lavori come un macrocosmo vacuo e dispersivo, ed effettivamente le sfaccettature sono molteplici. Per chi lavora in questo settore è fondamentale riuscire ad incunearsi in una delle nicchie offerte dall’ambiente, capire le proprie attitudini e non abbandonare mai la formazione. Difficile ma non impossibile.

Web reputation e reputazione reale, siamo già al punto d’unione?
Sì, ormai ci siamo. Il passaparola si è spostato sulla rete, i consigli per gli acquisti (e le stroncature di prodotti e servizi) viaggiano su forum, blog, community e siti internet. Le opinioni altrui sono a portata di click, a disposizione dell’intera comunità di naviganti in pochi secondi; una realtà con cui aziende e professionisti sono costretti ad avere a che fare e che non è più possibile ignorare. Il mondo dei professionisti, ad esempio, si sta adeguando a grande velocità: stanno nascendo servizi di recensione specifici per le partite iva (virtubuzz.com), dove i professionisti possono consigliarsi a vicenda i clienti e i fornitori migliori con cui lavorare. Un esempio di web che sta traslando dal 2.0 al 3.0.

Un consiglio per trasformare la propria passione in un lavoro “self-made”, come tu hai fatto con Opinity.it?
Nonostante la rete sia ormai il pane quotidiano per aziende, professionisti e consumatori, nella realtà l’uso della rete da parte delle persone è piuttosto basico: mail, navigazione, social network, chat. L’uso della rete in senso professionale è perlopiù sconosciuto e le aziende hanno sempre più bisogno di consulenti che abbiano competenze specifiche e che siano aggiornati; è finito il tempo degli “smanettoni” improvvisati e dei venditori di fumo, mentre è iniziata l’era degli specialisti in risoluzione dei problemi. Come trasformare una passione in un lavoro? Innanzitutto capire se questa passione può essere la soluzione ad un problema che hanno altre persone. Nel mio caso, ad esempio, mi ero resa conto che molto aziende si rivolgevano a rinomate web agency, pagavano decine di migliaia di euro per uno sfolgorante sito ricco di effetti speciali, ma nessuno aveva detto loro che il sito, per quanto bello, non avrebbe camminato da solo, non avrebbe portato automaticamente clienti solo grazie alla sua presenza in rete, non avrebbe garantito una buona reputazione all’azienda. Ho capito che c’era un vuoto di competenze e professionalità e che c’era la necessità di una nuova figura di raccordo, con competenze specifiche che spesso la web agency, troppo tecnica, non aveva. Quindi mettete in moto lo spirito di osservazione: la soluzione è sotto il vostro naso.

Social Media Marketing oggi e domani: cosa vedi nel futuro del Web?
Le statistiche ci dicono che Youtube sta scalando la classifica dei social media più utilizzati: attualmente è al secondo posto, dietro Facebook. Conoscere le dinamiche ed imparare ad usare al meglio questo canale deve diventare la priorità per i professionisti del web.

Sonia Milan, vincitrice PWI 2011
Sonia Milan, esperta di Web Reputation vincitrice PWI 2011

Credi anche tu, come molti esperti, che l’epoca dei blog (e dell’e-mail) sia ormai al termine?

No, non credo sia finita; piuttosto stiamo assistendo ad una loro evoluzione, all’integrazione del blog nei social media, all’utilizzo dei social per amplificare la diffusione del messaggio del blog. I punti cardine sono rimasti, ma sono aumentate le ramificazioni. Idem per quanto riguarda le mail: molti soggetti sfruttano il sistema di messaggistica offerto da Facebook, ma nel mondo lavorativo la mail classica la fa ancora da padrona.

Quanto vale oggi il contenuto o l’idea creativa, in ogni sua forma, per il successo di una campagna e di un’azienda?
Ne è il cuore pulsante e non si può prescindere da essa. Soprattutto, contenuto e idea creativa devono essere calibrati sul mezzo che verrà utilizzato per la loro diffusione. Pensiamo, ad esempio, al nuovo formato rich media, l’evoluzione del vecchio banner pubblicitario: i creativi si stanno scatenando per integrare queste nuove funzioni pubblicitarie all’interno dei siti internet, con risultati decisamente accattivanti e coinvolgenti.

Donne e reputazione: nell’era delle veline e delle olgettine, come si ricrea un immaginario femminile che rispecchi le vere donne italiane e le faccia sentire orgogliose?
Negli ultimi vent’anni abbiamo buttato alle ortiche l’immenso lavoro fatto dalle nostre mamme negli anni sessanta e settanta. Sono sconsolata, avvilita, delusa e tanto, tanto arrabbiata. Mi sono state offerte scorciatoie di ogni tipo; a volte, nel lavoro, non sono stata presa in considerazione proprio in quanto donna; durante una riunione di professionisti (ed io ero una di questi) mi è stato chiesto di andare a prendere il caffè: ero l’unica donna, quindi l’unica qualificata a farlo (se poi la donna in questione si perde passaggi importanti della riunione non è importante).

Dobbiamo alzare la testa ma, soprattutto, dobbiamo ripartire dall’educazione in famiglia: è un’impresa titanica, me ne rendo conto. In vent’anni, per quanto riguarda la figura della donna, siamo regrediti di almeno cinquant’anni. Una mia amica ha scoperto da poco di essere incinta; mi ha detto “speriamo sia maschio: voglio educare mio figlio all’amore e al rispetto per le donne. Se ci riuscirò avrò dato il mio contributo fattivo a migliorare la prossima generazione”.

Una domanda interessata, tre consigli per un sito che nasce oggi e vuole farsi conoscere dal proprio target.

1)      Specializzarsi: il web non è generalista, come la tv, ma restituisce successo nel momento in cui riceve contenuti specializzati. Diventa quindi fondamentale verificare l’operato dei concorrenti diretti per monitorare la loro offerta e provare poi a distinguersi offrendo servizi e notizie in grado di catturare l’attenzione.

2)      sfruttare gli opinion leader della rete, offrendo loro una parte del proprio spazio per dei contributi

3)      fare rete sfruttando i social network, anche in modo “aggressivo”; cercare e seguire su twitter le personalità che gravitano attorno al nostro target, commentare e pubblicare le notizie più importanti offrendo, possibilmente, link a nuove chiavi di lettura

4)      consiglio non richiesto: non essere timidi.

Che sensazione si prova quando si sente pronunciare la fatidica frase “The winner is…” seguita dal proprio nome, come è accaduto a te al PWI 2011?
Il panico assoluto. Ci speravo, anche se non osavo ammetterlo. Era un traguardo difficilissimo, già la finale era stata una grandissima soddisfazione. Sentire pronunciare il mio nome mi ha ripagata di anni di sacrifici (e qualche porta in faccia, ammettiamolo). Poi non ho mangiato per tre giorni: perfetto per la dieta.

E parlando di Sonia Milan donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Alla mia indipendenza e alla stima di me stessa. Sembrano frasi banali e scontate, spesso sbandierate ma più spesso disattese. Stare bene con me stessa è requisito fondamentale per stare bene con gli altri.

Infine, secondo te, qual è la prima arma per conquistare un uomo?
Da single incallita e (un po’) disperata quale sono, temo di non avere una risposta convincente. Generalmente punto su un mix di simpatia e intelligenza (evitando di farmi vedere in pigiama alle otto del mattino: anche l’aspetto ha la sua importanza), qualità che non si possono inventare ma solo esaltare. A volte funziona, a volte no. E quando non funziona capisco che quello non era l’uomo per me.

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Cinema

Demi Moore, Ashton Kutcher e i tradimenti 2.0

Più  di un tabliod e di un sito estero ha dato questa notizia negli ultimi mesi. Una delle prime coppie VIP composte da donna over 40 e toyboy, che ha poi ha lanciato una moda, si sta separando, dopo 6 anni di matrimonio: Demi Moore (48) e Ashton Kutcher (33) sono ai ferri corti.

demi moore e maritoI rumors sono stati confermati dopo l’ennesimo tradimento di lui, che pare aver “festeggiato” il sesto anniversario di nozze in compagnia di un’altra donna: una bionda ventitreenne la cui identità è ignota. In ballo in questa separazione, ovviamente, c’è anche un patrimonio particolarmente consistente (290 milioni di dollari!) e gli avvocati pare siano alle prese con questa suddivisione già da tempo.

Più  scaltre di Demi Moore, a questo unto, si può dire siano state Kate Winslet o Madonna, che della storia con il toyboy hanno voluto sperimentare solo la parte ludica, senza sposarsi.

Questa, oltre ad essere una delle tante storie di coppie famose che fa scalpore per la differenza d’età tra i due coniugi, è anche una storia interessante dal punto di vista “social”, visto che entrambi i protagonisti sono molto attivi nel microblogging. Su Twitter, Demi Moore e Ashton Kutcher hanno scritto, negli anni, molti autogossip, postato foto e tenuta sempre alta l’attenzione su di sé, mentre adesso tutto ciò gli si potrebbe ritorcersi contro. Uno dei più recenti tweet di Demi, che si riferisce alla sua attuale situazione sentimentale, cita una frase di Epitteto, che dice più o meno “quando le colpe di un altro uomo ti offendono, concentrati su te stessa e su dove hai fallito: dimenticherai la rabbia“.

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Cucina

I segreti di una frittura leggera

Qual è il segreto di una frittura leggera? Questo tipo di alimento è sconsigliabile di per sé, dal momento che oltre a non essere salutare aumenta anche l’accumulo di grasso e cellulite. Tuttavia come si può preparare un fritto delicato, che al gusto unisca anche una elevata digeribilità?

I consigli sono pochi e semplici: prima di tutto usarefrittura leggera olio di semi, preferibilmente di semi di girasole. Questo tipo di olio è più leggero e raggiunge una temperatura adeguata ad una frittura rapida più lentamente. In secondo luogo è importante friggere con la giusta quantità d’olio: il cibo da friggere deve essere completamente immerso nell’olio in modo da cuocersi rapidamente e in maniera uniforme.Infine l’olio deve essere alla giusta temperatura. Immergere il cibo in olio tiepido fa si che questo si impregni prima di cuocersi, così da risultare pesante.Allo stesso tempo, però, una temperatura troppo alta (superiore ai 260°) provoca la fuoriuscita di fumi tossici, per cui fare molta attenzione.

Un ultimo suggerimento è quello di evitare di friggere i cibi e in particolar modo le verdure che hanno una struttura porosa, ad esempio le melanzane. Questi cibi assorbono molto liquido per cui risulteranno sempre ‘pesanti’. Il consiglio è quello di diluire l’olio con dell’acqua tiepida, la cottura sarà più salutare e per ovviare al sapore un po’ slavato, ci possono essere utili tutte le spezie che preferiamo.

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Bellezza & Salute

Sindrome premestruale: istruzioni per l’uso

Una volta al mese, in determinati giorni, ci sentiamo spossate, depresse, irritabili, gonfie, brutte, con un guardaroba di milioni di capi eppure nessuno adatto, e con una gran voglia di piangere. Tranquille, è solo la sindrome premestruale che si è impossessata di noi. E che si aggrava ogni qualvolta il simpaticone di turno, ad una nostra risposta acida, ci chiede: “Hai le tue cose?”. Si, quando abbiamo le nostre cose anche noi vorremmo stare alla larga da noi stesse.

sindrome premestrualeLa sindrome premestruale colpisce la gran parte della popolazione femminile fertile e coinvolge il corpo della donna a 360 gradi, sia a livello fisico che psichico. Nel primo caso si parla di malessere generale diffuso, a volte con la stessa incidenza di una vera e propria malattia: aumento del volume del seno e dolore tensivo persistente, sensazione di gonfiore diffuso, mal di testa, comparsa improvvisa degli odiati brufoli, disturbi dell’appetito, irregolarità intestinale, dolori muscolari e ai reni e, come se non bastasse, aggravamento di problemi respiratori quali rinite ed asma.

Ma è nel secondo caso – a livello psichico – che si riscontrano i maggiori disagi: umore altalenante, depressione e desiderio di chiusura, pianto, diminuzione della libido, sopportazione ai minimi storici, rabbia.

Ma gli esperti rassicurano. È  il cibo il fedele alleato su cui contare.sindrome premestruale Dopo aver concesso a noi stesse un piccolo pezzetto di cioccolato (che, ribadiamolo, è un sacrosanto diritto “in quei giorni” di dittatura del malumore), liberando così le endorfine, possiamo calmare i nostri ardenti spiriti senza dover per forza ricorrere ai farmaci. Il magnesio, ad esempio, agisce a livello fisico eliminando i dolori e i fastidi, allo stesso modo degli omega 3 del pesce e del calcio, che riducono i crampi ed agiscono anche sull’umore. Di grande aiuto, poi, sono gli immancabili cereali e le fibre, ma anche pasta, riso, pane, fagioli, ceci, lenticchie, farro, orzo, patate, con l’attenzione a non esagerare ovviamente!

A questo punto dovremmo essere più facilmente avvicinabili e non mordere…ma se non dovessero bastare i suddetti consigli possiamo sempre tornare al semplice ed infallibile rimedio della nonna: la borsa dell’acqua calda!

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Cucina

Il brownie al cioccolato: una vera goduria!

Quante volte capita (soprattutto in certi giorni del mese..) di avere una voglia di dolce irrefrenabile? E non dolci semplici, ma proprio di quelli che rendono la giornata migliore, dopo averli mangiati.

Per quei momenti, ecco una ricetta semplice ma davvero “very tasty”, come direbbero nei Paesi anglofoni, visto che questa torta al cioccolato è tipica di quei luoghi. Insomma, avrete capito che si parla del brownie, chiamato così a causa del suo colore scuro, tipico del suo ingrediente principale, il cioccolato.

Una delle tante ricette per prepararlo è:

Ingredienti:

–         250 gr di cioccolato fondente

–         150 gr di burro

–         225 gr di zucchero

–         3 uova

–         150 gr di farina

–         125 gr di cioccolato bianco

–         125 gr di lamponi

–         lievito

 

Procedimento:

Spezzettare il cioccolato fondente e farlo sciogliere a bagno maria, aggiungere il burro a tocchetti e farlo fondere. Poi, aggiungere gradualmente lo zucchero, le uova sbattute, la farina precedentemente setacciata, il lievito, stando sempre attenti a non far creare grumi e a far amalgamare bene tutti gli ingredienti. Infine, aggiungere il cioccolato bianco a cubetti e i lamponi, mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno, per non schiacciare troppo i frutti.

Cuocere in forno per 40 minuti circa a 180°.

Il brownie è un perfetto accompagnamento al caffè del pomeriggio, e, tagliato a quadretti, diventa un dolcetto molto apprezzato anche alle feste, di grandi e piccoli.

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Lavoro

Banca dati per il lavoro: un’opportunità per i giovani genitori precari

Da poco è stata istituita presso l’Inps la “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori precari” così come preannunciato dal Decreto del Ministero della Gioventù del 19 novembre 2010. Uno strumento che guarda al futuro, a cui possono accedere giovani madri e padri alla ricerca di un’occupazione stabile. Imprese private o società cooperative, che siano disposte ad assumere con un contratto a tempo indeterminato gli iscritti alla banca dati, riceveranno un incentivo di 5 mila euro per un massimo di 5 dipendenti ad azienda. Il fondo totale a disposizione ammonta a 51 milioni di euro.

mamma lavoroMa quali requisiti bisogna avere per iscriversi alla banca dati? È necessario avere un’età inferiore ai 35 anni, essere genitore di un figlio minore (legittimo, naturale o adottivo) ed essere titolare di un rapporto di lavoro precario: subordinato a tempo determinato, in somministrazione, intermittente, ripartito, di inserimento, collaborazione a progetto o occasionale, accessorio, collaborazione coordinata e continuativa (difficile immaginarne altri!).

Come fare per iscriversi? Collegandosi al sito del Dipartimento della Gioventù o a quello istituzionale dell’Inps, solo però dopo avere effettuato l’autenticazione dei dati attraverso l’inserimento di un codice Pin che gli interessati provvederanno a farsi rilasciare dall’Inps. Al termine della compilazione della domanda, l’utente riceve un codice identificativo univoco (Ciu) che gli permette di aggiornare il suo profilo.

Riuscirà la banca dati ad arginare il fiume in piena delle giovani madri che lasciano il posto di lavoro dopo la gravidanza? Il tasso di occupazione delle donne single è del 86,5% circa, quello delle donne che vivono in coppia con figli si aggira intorno al 51,5%.

 

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Lavoro

129 Euro e la Partita (IVA) è vinta!

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 93 del 21.09.2011, precisa che la chiusura della partita Iva viene effettuata sulla base dei dati indicati nel modello di versamento e che non è necessario presentare la dichiarazione di cessazione dell’attività.

Inizialmente la relazione illustrativa della manovra correttiva faceva intendere la necessità di inviare la dichiarazione di cessazione attività, necessità tuttavia non confermata dalla norma (dal cui testo infatti non era rilevabile l’obbligo di invio della comunicazione).
Poi, con la pubblicazione della circolare n. 41/E del 5 agosto 2011, l’Agenzia delle Entrate smentisce quanto indicato nel Comunicato Stampa affermando che sia necessario, per chiudere spontaneamente la partita Iva,  presentare la dichiarazione di cessazione dell’attività entro il 4 ottobre 2011, unitamente al versamento di 129 €.

Infine, con la risoluzione n. 93 del 21.09.2011, l’Agenzia torna a confermare l’interpretazione fornita nel comunicato stampa dell’11 luglio 2011, smentendo quindi, a ridosso della scadenza per la regolarizzazione, la necessità di inviare la  comunicazione di cessazione dell’attività.

Se il contribuente decide di utilizzare la sanatoria prevista con la manovra correttiva 2011 dovrà versare l’importo di € 129,00 entro il 4 ottobre 2011, senza possibilità di compensazione. Per il pagamento, infatti, deve essere utilizzato il Modello F24 versamenti con elementi identificativi.

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Bellezza & Salute

Caffè?! Sì, grazie! Solleva l’umore!

Vi piace tanto il caffè e ogni tanto vi sentite costrette a rifiutare di bere l’ennesima tazzina per paura degli effetti collaterali? Arriva uno studio dell’Havard Medical School a tranquillizzarvi, anzi a darvi persino un motivo in più per berne: pare, infatti, che le donne che bevono almeno due tazzine di caffè al giorno sono meno soggette alla depressione, il male del secolo.

La ricerca, condotta dal 1996 al 2006, ha studiato l’umore di 50 mila infermiere in correlazione al consumo di caffè. Su tale campione di donne, 2600 sono risultate affette da una forma più o meno grave di depressione e la maggior parte di esse non era abituale consumatrice di caffè.

Sicuramente la caffeina ha i suoi apporti benefici: apporta benessere e energia, disinibendo l’attività celebrale e bloccando alcuni recettori chimici che causano sonnolenza, ma ancora, come evidenziano gli stessi scienziati nel loro rapporto, non si può gridare al miracolo.

Gli studi, infatti, per quanto si muovano in questa direzione, non affermano che il caffè sia l’antidoto perfetto contro la depressione. Resta il fatto che abusare del caffè genera insonnia e ansietà e che entrambi siano dei sintomi inconfutabili della depressione, perciò buon senso e prudenza restano le parole d’ordine.