No, non sono impazzita all’improvviso. Non io almeno. Chi pare essersi venduto il cervello è il giornalista del quotidiano Libero, Camillo Langone, che oggi (mercoledì 30 novembre) ha pubblicato un articolo con questo titolo e con un sommario che recita: Il genitore è il lavoro che gli italiani non vogliono più fare. Ma più le culle resteranno vuote più barconi di immigrati arriveranno”.

Togliete i libri alle donneSecondo Langone, la ricetta per far fronte alla bassa natalità italiana sarebbe un abbassamento dell’istruzione femminile. Queste le sue parole: “Il vero fattore fertilizzante […] è la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto di maternità bisogna risolversi a chiudere qualche facoltà. E bravo, Camillo! Che si affretta a puntualizzare: Così dicono i numeri: non prendetevela con me. I “numeri” a cui si riferisce sarebbero i risultati di alcuni studi che dimostrerebbero “lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico.

Troppo comodo nascondersi dietro alle ricerche! In questo caso spaventosamente ideologiche. Troppo ipocrita, falso se lo fa uno che nello stesso articolo si dichiara apertamente xenofobo e sottolinea che “ci vorrebbe un’atomica al giorno per impedire gli arrivi dalla Siria, dall’Egitto, dalla Libia, dove i figli per donna sono più di tre. Troppo assurdo quello che scrive il nostro caro Camillo Langone e forse neppure degno di attenzione se non fosse, come ha giustamente sottolineato Massimo Malerba di Lettera Viola, che il quotidiano Libero riceve milioni di euro di finanziamento pubblico.

Già, milioni di euro. E chissà quanti ne prende il Camillone per scrivere certe cose! È permesso? Pare proprio di sì. Ed è terribile. Mi sento arrabbiata e offesa. E mi chiedo come si sentano le donne che leggono Libero: cosa avete provato di fronte alle brillantissime soluzioni di Langone?

Un appunto personale al giornalista: caro Camillo Langone, sono laureata, con un diploma di Master e un dottorato di ricerca. Insomma piuttosto scolarizzata direi. E la sa una cosa incredibile? Ho deciso di mettere al mondo un bambino. L’ho fatto a 32 anni perché prima la mia vita lavorativa si alternava tra disoccupazione e precariato. Oggi va molto peggio. Ho fatto una scelta e mi prendo le mie responsabilità. Chi non se le prende è semmai lo Stato in cui vivo.

Il mondo è bello perché è avariato diceva il mio professore di matematica. Sarà! Sarà anche una semplice provocazione quella del “libero-giornalista”, io però nel frattempo invito le donne ad alzare la voce e a protestare contro chi permette ai Camilli di turno di dire certe cose e di essere pagati per farlo.

Una voce femminile si è già espressa, quella di Selvaggia Lucarelli, collega di Langone. Ma non basta.