Testate web: terreno su cui investire, ma con attenzione

Se le edicole stanno attraversando un periodo poco roseo è colpa del Web, della pigrizia dei lettori e della mancanza di lavoro!

Un’affermazione forte che mi permetto di fare dopo aver assistito ad incontri di giornalismo e aver letto tanti articoli sulla questione Internet e stampa.

Qual è il mezzo di comunicazione preferito nel 2012?

testate online web blog Partendo dai dati registrati l’anno scorso, potremmo dire che quest’anno la media giornaliera di utenti attivi sulle testate web sarà del 50%, quindi internet è lo strumento informativo più amato.

Un traguardo per i blog e le piccole redazioni on-line che, tutto sommato, non toglie alcune lettore alla carta stampata. Difatti, scopriamo che, il target degli utenti attivi nella ricerca di notizie dal web si posiziona tra il pubblico giovanile.

L’informazione cartacea è maggiormente preferita per chi non ama stare al pc, quindi persone più adulte la scelgono anche come svago dal lavoro e dalla tecnologia.

Inoltre non tutti i blog e testate sono ricchi di contenuti di grande interesse. Molto spesso capita di imbattersi in articoli senza significato o di tre righe di notizie con altre 1000 battute di semplice contorno. Per fare un esempio, lo stesso gossip che si fonda sul pettegolezzo e sull’arte di ricamare una notizia su di un personaggio stenta a dare il cosiddetto scoop, su quale dovrebbe basarsi principalmente. Ne nascono articoli ricchi di pregiudizi infondati e commenti personali del giornalista.

Non possiamo quindi meravigliarci se il lettore, non quotidiani webessendo più sorpreso e attirato da uno scritto scorrevole, diventa pigro! In una società dove non si ha tempo nemmeno per mangiare seduti a tavola, i giornali diventano “fast”: riempiono le pagine di fotografie per spiegare ad immagini ciò che succede nel mondo.

Questo modo di interagire con il pubblico è certamente accattivante, ma a lungo andare può creare un fenomeno di ritorsione: “Perchè spendere quei soldi o quel tempo per leggere un giornale che in fin dei conti non mi da veramente delle notizie?!”. E così preferisce cercarle gratis su internet.

In conclusione la disoccupazione sta influendo nella vendita dei quotidiani e simili perchè proprio la spesa più superflua è la prima a cui psicologicamente un individuo rinuncia. Voi che ne pensate?

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