Tasi: quanto si risparmia con la sua abolizione?

Il premier Matteo Renzi ha annunciato un netto taglio delle tasse. Una delle imposte che dovrebbe essere oggetto di abolizione è la Tasi.

Il processo che porterà all’eliminazione della tassa sui servizi della prima casa è ancora lungo e siamo certi che sarà ricco di ostacoli. Nel frattempo, però, possiamo fare una stima sui risparmi derivanti da un eventuale abolizione casa_imu_tassedell’imposta.
Il Servizio Politiche Territoriali della Uil ha effettuato una simulazione sui risparmi medi per ogni singola città. Dall’analisi del sindacato è emerso che in media ogni italiano risparmierebbe circa 180 euro l’anno, che diventano 230 nei capoluoghi di provincia.
In Italia i possessori di una prima casa sono 25,7 milioni. I risparmi maggiori ci sarebbero all’interno delle grandi città.
Secondo i calcoli della Uil, infatti, il risparmio medio più elevato riguarderebbe Torino, con una media di 403 euro annui; dietro troviamo Roma (391 euro), Siena (356 euro), Firenze (346 euro) e Genova (345 euro).
Appare evidente, dunque, che l’abolizione della Tasi rappresenterebbe una bella boccata d’ossigeno per le tasche degli italiani, anche al netto dell’aumento avvenuto negli ultimi anni delle imposizioni sugli immobili.
Come fa notare Confedilizia, infatti, il gettito sull’Ici nel 2011 ammontava a 9 miliardi; con l’introduzione dell’Imu e della Tasi si è passati addirittura a 25 miliardi, con una cifra che è quasi triplicata.

La domanda che si pongono in molti è se un intervento del genere possa essere sostenibile per le casse dello Stato. Ci sono, infatti, da rimborsare i Comuni, che attraverso le entrate di Imu e Tasi riescono a finanziare gran parte dei servizi pubblici.
Esistono città come Roma che hanno un gettito di 524 milioni, entrate che dovrebbero essere rimborsate dallo Stato.
L’Anci da questo punto di vista vorrà certamente delle garanzie per evitare l’ennesimo collasso delle casse comunali, il che rappresenterebbe un vero e proprio disastro, considerato il bilancio deficitario di moltissimi enti locali.

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