Soprusi e condizioni di lavoro disumane: muoiono oltre 7.500 nepalesi all’anno

Sono più di 7.500 i lavorati nepalesi emigrati a cercare fortuna nei Paesi dell’area del Golfo Persico (Arabia Saudita, Quatar, Malaysia, Emirati Arabi, Kuwait e Bahrein), che hanno invece trovato la morte in un anno, sfiniti probabilmente dalle condizioni disumane di lavoro e dai soprusi subiti. Attualmente, queste morti sono “archiviate” come “morti in circostanze misteriose”, ma finalmente qualcosa si muove e proprio dal Nepal si sta cercando di capire i motivi alla base delle morti di questi lavoratori.

Scuola_NepalIl fenomeno dell’emigrazione in Nepal è vastissimo ed è una vera e propria risorsa per la poverissima economia locale, visto che quasi tutti i lavoratori inviano a casa i soldi per mantenere le proprie famiglie e pagare le tasse. Per avere una dimensione oggettiva del fenomeno basti pensare che le rimesse dei lavoratori migranti rappresentano il 24% delle entrate statali. D’altronde in un Paese così povero e privo di infrastrutture l’unica speranza per mantenere una famiglia in condizioni dignitose (o spesso sopportabili) è vivere alcuni anni fuori dal Nepal svolgendo lavori rischiosi e sottopagati in diverse parti del Mondo.

E se le morti non bastassero a squarciare questo velo che ricopre il lavoro oscuro di tutti questi cittadini nepalesi, c’è anche la pratica del “sequestro” perpetrato ritirando il passaporto all’arrivo nel luogo di lavoro, impedendo di fatto ai lavoratori di poter tornare a casa davanti a condizioni di lavoro umilianti.

Mentre l’attenzione internazionale si sta pian piano attivando verso questa tragedia quotidiana, c’è già chi lavora in Nepal per garantire ai bambini un futuro migliore nei propri villaggi e nel proprio territorio.

Per far sì che tutto questo abbia fine, i nepalesi devono avere la possibilità di combattere la povertà e creare sviluppo nel proprio Paese, per non essere più costretti a emigrare. La Fondazione Fratelli Dimenticati (www.fratellidimenticati.it) crede che questo possa essere possibile grazie al Sostegno a Distanza (per maggiori informazioni: http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/).

La fondazione sostiene tre centri in Nepal, nei villaggi di Bharawal, Chakargati e Biratnagar. In queste zone il tasso di povertà è davvero elevatissimo, e i bambini spesso non hanno alcuna possibilità di ricevere un’istruzione e formarsi professionalmente. Con le offerte del Sostegno a Distanza è possibile consentire a questi bambini di pagare le rette scolastiche, acquistare il materiale necessario allo studio, ricevere ogni giorno dei pasti nutrienti e usufruire di un’adeguata assistenza sanitaria. Per i più poveri, infatti, spesso questi non sono dei diritti, ma dei privilegi che solo pochi possono permettersi. Solo con l’istruzione questi bambini saranno in grado, in futuro, di trovare un buon lavoro e di contribuire allo sviluppo del proprio paese, senza essere costretti ad emigrare.

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