Processo Meredith: Sollecito torna in aula e si difende in lacrime

Quest’oggi si è tenuto a Firenze l’appello bis del processo per l’omicidio di Meredith Kercher, dove ha presenziato anche uno degli imputati del delitto, Raffaele Sollecito, accusato di aver ucciso a Perugia la studentessa insieme alla sua allora fidanzata Amanda Knox . L’avvocato di Sollecito, Giulia Bongiorno, aveva già preannunciato che il suo cliente avrebbe rilasciato delle dichiarazioni spontanee e così è stato.

Ancora pochi mesi e arriverà la sentenza d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher (precisamente dovrebbe arrivare il 10 Sollecito_Tribunalegennaio 2014). Si torna ancora una volta in aula e questa volta Raffaele Sollecito decide di attuare un’autodifesa, per spiegare a tutti com’è diventate impossibile la sua vita a partire dall’1 novembre del 2007.

Raffaele afferma: “Sento nei miei confronti una persecuzione allucinante, senza senso[…] Mi hanno descritto come un
assassino spiegato, non sono niente di tutto questo. Al momento io una vita reale non ce l’ho […] sono costantemente sotto i riflettori, tutti mi conoscono. Anche cercare un lavoro è difficile perché qualunque azienda dovrebbe dire che sta prendendo Sollecito, che è ancora sotto giudizio, e che per il mondo è un probabile assassino”.

Sollecito alla voce palesemente rotta e gli occhi pieni di lacrime e chiede di rimediare a quello che secondo lui è un grandissimo errore. Descrive Amanda come il suo primo vero amore, ma aggiunge che entrambi non avrebbero mai potuto fare del male ad un’altra persone e sono solo vittime di prove costruite e false testimonianze.

L’imputato, infine, conclude rivolgendo l’appello: “Vi chiedo di poter credere che per me, un italiano come voi, sia possibile avere una vita perché io, ora, una vita non ce l’ho. La mia vita di prima non c’è più. E’ stata cancellata”.

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