Matrimoni gay: il Texas dice no

La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di legalizzare i matrimoni tra coppie omosessuali su tutto il territorio americano ha scatenato subito le prime polemiche.
Lo Stato del Texas ha stabilito, infatti, che i propri funzionari potranno ancora rifiutarsi di trascrivere le nozze appellandosi alla propria libertà di religione.

In fondo non è una sorpresa che uno Stato ultra-conservatore, come quello texano, decida di opporsi ai matrimoni gay. A stabilirlo è stato il ministro della Giustizia, Ken Paxton, che ha concesso ai propri funzionari la libertà di non gay_omofobiatrascrivere le unioni e ai giudici di non celebrarle.
Una decisione che potrebbe costare caro in termini finanziari al Texas. Paxton, infatti, ha assicurato il sostegno legale dello Stato per chi deciderà di non rispettare la sentenza della Corte. E i contenziosi giudiziari certamente non mancheranno.

I funzionari comunali potranno appellarsi, nello specifico, al diritto costituzionale che sancisce la libertà di espressione e di religione.
In questo modo, secondo lo Stato del Texas, i funzionari ed i giudici locali saranno pienamente tutelati dal punto di vista giuridico.
Verrebbero a scontrarsi così due diritti costituzionalmente garantiti, facendo sorgere non pochi dubbi in merito all’interpretazione della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Quella che Obama ha definito come la vittoria dell’amore (“Love wins”) potrebbe trasformarsi in un lungo contenzioso legale tra il Governo centrale ed il resto degli Stati americani.

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