Nella ricerca di donne che dimostrano di avere “una bella testa sulle spalle”, ci siamo imbattute quasi per caso in questa rossa calabrese, una giornalista che dalla Calabria cura i servizi per i TG di Sky. Il suo nome è Manuela Iatì e oltre a fare l’inviata scrive anche dei bei libri, ultimo di questi (scritto assieme ad altre autrici) “Non è un paese per donne”: titolo più che eloquente! Insomma, una donna molto grintosa, come testimoniano le sue parole…

Manuela Iatì, chi è e come nasce la sua passione per il giornalismo?
Per caso. E gradualmente. Come dico sempre, è il giornalismo che ha scelto me. Come un “corteggiatore cortesemente tampinante”, per usare un espressione di Guia Soncini, mi ha pazientemente inseguita, stuzzicata, incuriosita e alla fine rapita, quasi senza che lo volessi, facendosi scoprire nel tempo e amare a sua volta follemente. Tanto che ora non potrei più farne a meno.. Fisicamente il posto in cui mi ha incontrata è “Reggio Tv“, una tv locale della mia città, dove mi sono ritrovata per caso. È stata la prima palestra in cui ho imparato a far tutto, davanti alle telecamere e dietro le quinte.

Donna e giornalista… in Calabria, come si vive?
Di getto non posso che dire “male!”. Le opportunità che la Calabria offre, professionali e personali, sono davvero misere. Anche se non è una questione di genere, è così per chiunque, uomo, donna, anziano, bambino che sia… Certo, adesso, nella mia posizione di corrispondente di una testata satellitare qual è Skytg24, le cose per me sono decisamente diverse e positive. Ma per arrivare dove sono ho dovuto faticare parecchio.. Vivere da giornalista in Calabria è tutt’altro che una passeggiata. I posti di lavoro sono pochissimi e malpagati. Solo un infinito spirito di sacrificio e un’infinita passione possono sostenerti.

Quanto contano coraggio, passione e tecnica in ciò che fai?
Moltissimo. Il coraggio di prendere iniziative, di “buttarti” nella mischia e non tirarti indietro. La passione di cui dicevo prima, che non ti fa mai mollare, anche davanti agli ostacoli più insormontabili. La tecnica per rendere fruibile agli altri il tuo “prodotto”. E che è l’unica dei tre elementi che si può imparare se non ce l’hai…

Qual è l’aspetto più pervasivo della tua terra? E quale la ricchezza inutilizzata?
Beh, la risposta alla prima domanda è banale: la ‘ndrangheta, da intendersi, però, come problema culturale, come mentalità mafiosa, che pervade la Calabria e che è purtroppo ben più diffusa rispetto all’affiliazione vera e propria ai clan. Ma anche il senso di rassegnazione e l’assuefazione dei calabresi a tutto quello che non funziona, che non va… Ricchezza inutilizzata? Tutte: quelle naturali, che garantirebbero una rinascita economica attraverso il turismo e l’agricoltura, e anche i “cervelli”, che purtroppo sono in continua fuga. I calabresi arrivano a ricoprire i posti più prestigiosi in ogni settore, in Italia e all’estero, sono tra i più intelligenti e preparati, ma appunto devono di solito scappare dalla loro terra per poterlo dimostrare..

Un consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo del giornalismo d’inchiesta? Serve un buon maestro o bastano tanta passione e impegno?
Passione, impegno, spirito di sacrificio, forza di volontà, umiltà, determinazione, senso di responsabilità, ottimismo, studio, pazienza e onestà intellettuale. Basta solo questo…

Nel tuo ultimo libro “Non è un Paese per donne” scrivi assieme ad altre 13 co-autrici raccontando il nostro Paese. Perché l’Italia non valorizza il talento femminile?
Perchè è un Paese miope. Ma anche per una cultura maschilista millenaria che non può svanire in pochi decenni di emancipazione. Certo, a mio parere il ruolo della donna nella famiglia resta preminente e fondamentale, per la sopravvivenza stessa della specie e per la qualità della società. Non va snaturato. Ma neanche reso un handicap, un impedimento alla realizzazione personale. Va semplicemente valorizzato e ampliato, garantendo alla donna la possibilità di conciliare casa e lavoro, se lo vuole.

C’è forse bisogno di un coraggioso ritorno al femminismo, quanto meno come atto di promozione del genio della donna?
No, quale femminismo! L’era del femminismo è passata. Ha dato il suo innegabile contributo, ma ora sarebbe anacronistico. E per fortuna, dico io, perchè significherebbe che siamo ancora all’anno zero, alla contrapposizione dei generi. Che a me non piace. Serve invece una complementarietà, serve far capire che migliorare le condizioni della donna soprattutto sul lavoro significa sollevare le sorti dell’intero Paese, quindi dello stesso uomo. Quanto, poi, alla promozione del genio della donna, le migliori “promoter” di noi stesse siamo proprio noi stesse, sul campo..

Qual è lo stimolo che ti porta ogni mattina a svegliarti e a dare il 100% in ciò che fai?
L’appagamento quando penso di aver fatto il mio dovere e di averlo fatto al meglio delle mie possibilità, e il senso di responsabilità verso il pubblico che si affida a me come ai miei colleghi per essere informato e che, già solo per questo, ha il diritto di essere rispettato, di non essere tradito. Noi giornalisti abbiamo il dovere di essere corretti, onesti, imparziali, di spogliarci dalle nostre convinzioni, opinioni, ideologie per offrire solo informazione sui fatti. Altrimenti faremmo bene a scegliere un altro mestiere..

Che rapporto hai con i social media? Possono essere fonti attendibili per le notizie o solo uno spazio per un racconto “condiviso”?
Entrambe le cose. Sono importanti strumenti di condivisione, di emozioni e fatti, e sono anche fonti. Sull’”attendibili” però ci starei attenta. Sono spunti utili per apprendere possibili notizie, che però vanno sempre verificate e vagliate alla luce di molti altri elementi. L’attendibilità è una cosa molto delicata..

La tua miglior “idea”…
Seguire sempre e comunque il mio cuore, il mio istinto. E dire sempre la verità.

E parlando di Manuela Iatì donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
All’amore. E all’innamoramento. In senso lato. Per il mio uomo, per la famiglia, per gli amici, per quello che faccio, per la scrittura, per me stessa. Per la vita.

Infine, qual è la prima arma che usi per conquistare un uomo?
Manuela. Così come la vedi… sorridente, autoironica, indipendente, ma anche fragile e complicata. Come, credo, la maggior parte delle donne di oggi. Che, più che conquistare un uomo, credo abbiano il problema di come (e a costo di cosa) tenerselo…