Legge bavaglio e libertà di informazione: il pensiero di Sergey Brin

In un articolo su The Guardian del 15 aprile, Sergey Brin, co-fondatore di Google insieme a Larry Pag,e denuncia una restrizione di libertà nel mondo del web. Ma qual è il problema di fondo? Il problema è quello di sempre: la lotta tra titani.

Infatti, Brin se la prende soprattutto con Facebook ed Apple, che sembrano non gradire i crowler di Google… in poche parole: vogliono tenere le proprie informazioni utenti per sé. Questo è il punto: il potere derivante delle informazioni. Ma perché le informazioni hanno così potere? Perché esse sono “produttrici di denaro”. Le informazioni costano e chi le vuole deve pagare.

Noi semplici utenti pensiamo che internet metta tutte le informazioni che vogliamo a disposizione gratuitamente, e in effetti è così per la maggior parte delle informazioni che cerchiamo in internet. Ma provate a pensare: chi ha inserito in internet queste informazioni? Lo abbiamo fatto noi utenti, negli ultimi 10-12 anni soprattutto, e le abbiamo inserite gratuitamente, senza che alcuno pagasse le nostre informazioni. Poi però, i titani del web ci hanno fatto i miliardi con le informazioni inserite dai milioni di utenti sparsi nel mondo… e a noi nemmeno uno spicciolo, se non quei pochi che si possono, a fatica, recuperare dagli annunci adsense o dalle affiliazioni, poca roba a meno che tu non abbia un sito con almeno 100.000 visitatori al mese.

Ed ora Google pesta i piedi perché Facebook e Apple vogliono proteggere le proprie informazioni (che valgono milioni di dollari) e denuncia anche il fatto che l’industria creativa voglia chiudere i siti pirati e avvisa che i governi controllano la privacy dei cittadini e che quelli più autoritari impediscano l’accesso ad internet. Ma, mio caro Google, permettimi di parlarti a tu per tu, io che sono così affezionata al tuo browser Crome, al tuo motore di ricerca, al tuo servizio mail, alla tua piattaforma blogger, per non parlare di youtube, ecc., insomma io che sono Google-dipendente, proprio io ti dico: la storia si ripete, non esistono nuove ère dell’umanità, l’avidità è nel cuore dell’uomo, così come il potere e il controllo.

E poi, i pirati sono dei “fuorilegge” e, se permetti, essi vanno puniti, perché il lavoro creativo degli altri va pagato non rapinato. In quanto ai governi che controllano i cittadini, essa è la cosa più normale di questo mondo, i potenti hanno sempre controllato i propri sudditi e li hanno sempre sfruttati.

E ti prego, mio caro Google, smettiamo di legare la libertà dell’uomo alla libertà d’informazione. Che le informazioni possano circolare in modo libero e trasparente questo è certamente un valore, ma che si debba ridurre la libertà alla fruizione di un maggior numero di informazioni questo proprio no, io non ci sto. La libertà umana sta in altro e implica molte più cose del semplice accesso alle informazioni.

Ma tornando al web… in questo inizio del secondo decennio del nuovo secolo, per i colossi di internet è iniziata la lotta dura. Immagino si creeranno isole di potere e walled garden, come le chiama Brin. Cosa cambierà per noi utenti? Non so, forse arriverà il momento in cui dovremo scegliere la “protezione” di un titano piuttosto che di un altro, forse si creeranno delle “fazioni” con frazionamento di informazioni… forse arriverà un giorno in cui potremmo ritrovarci con un agente della polizia alla porta che ci chiede conto della nostra attività nel web… non so. Che siano tempi duri è sotto gli occhi tutti; il futuro, invece, è negli occhi dei profeti… ma di profeti, in giro, per ora non se ne vedono ancora.