Come reagirebbero Watson,  Crick e Wilkins se sapessero che la struttura a doppia elica del Dna, molecola che contiene il nostro patrimonio genetico, può assumere anche una forma quadrupla nelle cellule umane?

Certo rimarrebbero sconvolti scoprendo che il loro lavoro, con il quale ricevettero il premio Nobel per la Medicina nel 1962, era tutt’altro che concluso.

Beh a distanza di 60 anni, a sconvolgere il mondo dei genetisti, ci pensa  una ricercatrice italiana, Giulia Biffi, proveniente da Pavia e approdata a Cambridge per un dottorato.

Grazie a lei è stato possibile fare un vero e proprio passo avanti nel mondo della scienza, un passo che apre una miriade di interrogativi su questa  particolare struttura che potrebbe dare importanti risvolti nella cura per il cancro.

Il Dna quadruplo, costituito da 4 Giulia Biffi dna quadruplo G-Quadruplexfilamenti invece di due, era già stato ottenuto in laboratorio grazie ad una aumento della quantità di guanina, la quale provvista di ottime capacità leganti è in grado di tenere unita questa struttura quadrupla conosciuta appunto come “G-Quadruplex”, ma non è mai stata spiegata la sua utilità.

L’ equipe di Cambridge, con l’ausilio fondamentale della ricercatrice Biffi (che è stata la responsabile della costruzione di anticorpi fosforescenti in grado di bloccare le strutture quadruple) hanno osservato che quest’ultime  risultano essere molteplici quando la cellula subisce il processo di divisione e moltiplicazione;  ed effettuando dei test sulle cellule tumorali sembra che in esse siano ancora più presenti, anche perché le cellule tumorali si moltiplicano continuamente.

Secondo la ricercatrice Biffi,  se queste strutture a quadrupla elica sono importanti nella replicazione del Dna, potrebbero avere risvolti ancora più importanti nelle cellule tumorali.

Secondo gli studiosi è possibile sfruttare le “G-Quadruplex”, riuscendo a catturarle e a stabilizzarle, in modo da farle interferire con il processo di replicazione che porterebbe poi al cancro.

Morena