Con il 53% dei voti la peronista Cristina Fernández trionfa nelle elezioni argentine. A vincere è il modello politico centrato su protezionismo e welfare che il marito di Cristina, Néstor Kirchner, aveva inaugurato nel 2003. Già eletta nell’ottobre del 2007 con il 45,2% dei voti, Cristina Fernández è stata la prima presidente donna eletta in Argentina.

Dopo la tremenda recessione che sconvolse il Paese nel 2001, l’economia argentina ha registrato negli ultimi sei anni tassi di crescita del PIL superiori al 7% annuo. Ed è proprio questa ripresa, oltre alla presenza di un’opposizione divisa, che spiegherebbe il grande consenso ottenuto dalla nuova presidenta.

Cristina FernándezCome si diceva, il volto di Cristina Fernández non è nuovo al governo argentino e caratterizza, assieme a quello del marito morto nel 2010, un periodo di dieci anni chiamato kirchnerismo. Un momento significativo per la storia argentina? Anni all’insegna del cambiamento? Secondo Gabriel Puricelli, uno dei più conosciuti analisti politici d’Argentina, “al primo colpo d’occhio kirchnerismo è bello […] Ma basta una seconda occhiata per rendersi conto della differenza che c’è tra la visione da lontano e quella da vicino”. Per il sociologo, il kirchnerismo ha tratto la sua popolarità dal risanamento operato in un Paese che nel 2001 viveva una devastante crisi, ma non è riuscito ad essere portatore di cambiamento reale in quanto incapace di trasformare la crescita in sviluppo. Di fatto, il Paese è tornato ad essere un grande esportatore di prodotti agricoli (come nei primi anni del ‘900!) ma non investe nell’industria e conta ancora dieci milioni di poveri.

Più taglienti le parole che lo scrittore Martín Caparrós immagina destinate al kirchnerismo in un futuro manuale di storia argentina: “un periodo in cui, in mancanza di idee e progetti in grado di unire i militanti, gli unici legami saldi erano quelli di parentela”.

Ricordiamoci queste osservazioni alle nostre prossime elezioni!