Come fai a mangiare un elefante intero? Un pezzetto alla volta!

Ogni giorno dovremmo essere sensibili a qualcosa di nuovo, dedicare almeno un angolino della nostra mente ad un concetto diverso: riesaminare l’ABC dell’universo, partendo dalle sue basi. Un’idea utile, considerando che se non viene guidata da qualcuno o qualcosa la nostra attenzione proprio non riesce a stare ferma e a concentrarsi. Non solo sui dettagli ma anche sui macro-concetti.  Anzi, forse l’esistenza di idee astratte è proprio più difficile da rispolverare.

giornata mondiale lentezza 2012Questo perché siamo una specie adattabile. E la duttilità se ci ha salvato dall’estinzione immediata, evitandoci di trovarci chiusi in bacheca di vetro, accanto alla ricostruzione del Tirannosauro, temo che invece ci abbia fornito un favoloso lasciapassare per un futuro di evoluzione verso il peggio. Dunque che tutto l’universo benedica le iniziative come la Giornata Mondiale della Lentezza. E la rete di pensiero che sta creando intorno al mondo.

Arrivo in ritardo a parlarne, mi adeguo alla tempistica. Lenta ma inesorabile peraltro. Malgrado impegni, scadenze e inciampi. La Giornata infatti festeggiava il 26 marzo, nientemeno che la sua sesta edizione. E non è inutile ricordarlo ugualmente. Per alcuni motivi. Il primo appunto è che in questi casi credo sia meglio gettare un seme che nessuno. Il secondo, forse più istituzionale, nasce dal fatto che per fortuna, come ogni Lunedì che si rispetti, anche questo 26 marzo introduce un’intera settimana di azioni slow. Un vero lusso. Rivoluzionario. Eversivo.

Un progetto “open source” e in progress, ideato e portato avanti dall’associazione “Vivere con lentezza”, di Pavia, che si raggruppa intorno alla community del sito omonimo dal 2006.

Non si tratta semplicemente di fare resistenza, addirittura attrito, rispetto agli obblighi stressanti e impellenti che ognuno sente su di sé. Anzi. Dovrebbe essere una  “riflessione collettiva sui danni economici, ambientali e sociali del vivere a folle velocità, in un momento difficile di grandi trasformazioni, confusione e incertezza”.

Oggi come oggi non sono più solo i Governi a dirci a cosa dobbiamo pensare. Anzi. Ho in mente un’azione collettiva come Occupy: partita da New York e Wall Street e diffusasi da sola, per l’iniziativa dei singoli (e delle associazioni), in giro per il mondo.

Ma questo è un caso completamente diverso. lumaca lentezzaNon si tratta di protestare, diritto sacrosanto e ora come ora necessario come l’acqua. Si tratta di percepire. Il tempo che passa, veloce o lento, come scegliamo noi. Che ci lascia crescere, come dovrebbe essere inscritto nel DNA di ognuno, o ci fa invecchiare. L’incubo di tutti, la fine della corsa. Oggi la lentezza è un non-valore. È un deficit. Non sei “smart”? Non sei produttivo al 100% secondo gli standard imposti dal rotolare delle cose? E allora sei un perdente. O perlomeno uno di quelli che appunto arriverà ultimo.

Una logica agonistica da pista di atletica che non tiene conto dei fattori primari. La gara, i criteri, le finalità, almeno nei principi di base, le dovremmo decidere noi. E secondo le nostre possibilità. Da superare. Ma non da infrangere come la barriera del suono. Che fine ha fatto la saggezza di mia nonna e il caro vecchio “Chi va piano, va sano e va lontano?”. O come si direbbe in Africa appunto “Come fai a mangiare un elefante intero? Un pezzetto alla volta”.

Non si tratta di rinunciare all’etica multitasking, che intrappola soprattutto noi donne, perse tra una lavatrice, il lavoro, la famiglia (di qualunque natura sia) e magari uno shampoo ogni tanto. Bensì di imporsi a se stessi come padroni delle cose. E pure del “tempo inutile”, il tempo non produttivo. L’ozio, oserei dire, se non temessi la discesa di un fulmine sulla mia testa.

Ma tornando invece al progetto promosso dall’ Associazione ” Vivere con Lentezza”, sul sito è possibile trovare una lista delle iniziative messe in atto in tutta Italia, ma anche a Londra e New York, tra le metropoli frenetiche per eccellenza, come si può leggere anche sulla pagina gemella in inglese, www.goslowbehappy.com. Oltre che sugli immancabili social network Facebook, Youtube e Twitter. Che a dire il vero rappresentano vagamente gli Apostoli tecnologici della fretta, considerandone l’uso. Ma non voglio essere troppo petulante.

relax casa lentezza tranquillitàE sarà proprio la Londra dell’aplomb reale a ricevere quest’anno il premio per l’impegno concreto nel migliorare la vita dei cittadini. Non Londra in sé, intendo. Ma gli abitanti del sobborgo cittadino di Hackney, perché appunto come si diceva è dal microscopico, dal piccolo che partono le rivoluzioni vere. Il merito è quello di essersi dedicati a molte attività tempo-compatibili per gli abitanti. Il premio? Un “P(e)ace Rider”, un contachilometri inverso per biciclette ideato dall’italiano Francesco Argenti, un attrezzino dedicato a segnalare il superamento del limite di velocità dei 14 km orari (9 miglia).

I miei propositi per la serata? Una cena preparata con cura, lenta e concentrata sui sapori dell’immediato anziché sulle cose da fare dopo. Scrivere qualunque cosa io debba scrivere senza usare orribili abbreviazioni adolescenziali. Non fare tre cose in una volta, ma solo una, e cominciarne un’altra solo quando ho finito la prima. Per consigli e suggerimenti, rimando però agli “Slowmandaments” del sito ufficiale.

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