Chiamare vipera la suocera non è un reato

Sentiamo ogni giorno storie di donne o di uomini il cui matrimonio si è trasformato in un’unione a tre, dove a vestire i panni della terza incomoda è quasi sempre la suocera

suoceraQualsiasi cosa si faccia non è mai perfetta come quella che fa la mamma ed inizano così le continue liti che mettono a dura prova la vita di coppia e il matrimonio stesso. Poche sono coloro che riescono ad instaurare con le proprie nuore o i propri generi un rapporto di amicizia e di complicità.

Per tutti coloro che vivono più con la suocera che con la propria metà è arrivata la possibilità di esternare le proprie considerazioni più intime definendo, magari, l’incomoda “ospite” vipera. Usare questo termine colorito oggi è possibile e soprattutto non è reato, a sostenerlo è una sentenza della Corte di Cassazione che ha assolto un uomo siciliano di 45 anni che, durante una lite, si è permesso di paragonare sua suocera ad una vipera.

La Corte ha così deliberato “Se è vero che il reato di ingiuria si perfeziona per il solo fatto che l’offesa al decoro o all’onore della persona avvenga alla sua presenza, è altrettanto vero che non integrano la condotta di ingiuria le espressioni che si risolvano in dichiarazioni di insofferenza rispetto all’azione del soggetto nei cui confronti sono dirette e sono prive di contenuto offensivo nei riguardi dell’altrui onore e decoro, persino se formulate con terminologia scomposta e ineducata”.

 

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